STATUTO

 

CHIESA CRISTIANA PENTECOSTALE ITALIANA

(COMUNIONE DI CHIESE EVANGELICHE PENTECOSTALI AUTONOME)

BASE ECCLESIOLOGICA

 

  1. (Le ragioni di un nome) 

Il titolo ed il sottotitolo che concorrono a formare il nome dell’associazione di chiese che si intende istituire sono espressione di quanto sul piano ecclesiologico costituisce la convinzione delle chiese fondatrici. Tale nome intende esprimere due assunti fondamentali:

 

  • la comunità raccolta nel nome del Signore è l’elemento ecclesiologico primario dove si invera ogni volta la promessa di Gesù Cristo secondo Matteo 18:20. Così si intende affermare che tutte le chiese hanno davanti al Signore pari dignità e perciò sono autonome nel governo locale, nella predicazione e nello svolgimento della missione cristiana;

 

  • la dimensione locale della Chiesa non esaurisce tutto il concetto di chiesa giacché la Chiesa vive anche in una dimensione sovralocale sancita dalla ideale comunione che lega le chiese di tutti i tempi e di ogni luogo come suggerito da Ebrei 12:23. Questa comunione mentre si nutre della realtà delle singole chiese, le sostanzia anche e le attraversa non esaurendosi in essa.

 

Il nome scelto, dunque, esprime un progetto che postula come traguardo possibile il trovare un punto di equilibrio fra le due dimensioni della Chiesa (quella locale e quella sovralocale) come suggerisce il termine “comunione” che, in quanto condivisione, esprime una ricerca in cammino (che è anche un cammino di ricerca) più che un dato acquisito. In tale ottica si intende anche esprimere la consapevolezza che l’universalità della Chiesa postula anche l’unità, ma quest’ultima non è da intendersi mai come uniformità; ciò implica che gli aspetti organizzativi di collegamento sono un momento dell’unità, ma non il solo. La Chiesa non deve perdere la tensione all’ulteriorità che spingendola oltre qualsiasi conquista visibile sul piano istituzionale ne garantisce la fedeltà e l’ubbidienza a Cristo.

Pertanto l’associazione nel costituirsi come…

- CHIESA intende essere comunità di chiese con-vocata nel tempo e nello spazio, organismo dalla connotazione visibile e dal compito intra-mondano;

CHIESA CRISTIANA intende se stessa come comunità di chiese professanti la fede nell’unico Salvatore e Signore Gesù Cristo; ritiene che l’essenziale significato del proprio progetto sia ultramondano in virtù della dimensione della propria fede che si svolge segnatamente nella speranza di cose in-visibili e nella prospettiva del regno di Dio che viene;

- CHIESA CRISTIANA PENTECOSTALE intende sottolineare il patrimonio comune di esperienze e spiritualità proprie del pentecostalesimo indicando, così, una chiara identità all’interno del mondo evangelico come esprime l’accostamento dei due aggettivi (evangelico – pentecostale) nel sottotitolo. Essa intende la propria esperienza come dono di Dio pur nella consapevolezza di dover trarla fuori da un’acritica empiria ed elevarla a proposta teologica scorgendo in essa la chiamata di Dio ad una presenza operativa nel dialogo e nella condivisione secondo quanto è specifico dei doni di Dio;

CHIESA CRISTIANA PENTECOSTALE ITALIANA intende affermare la specificità italiana dell’esperienza pentecostale sia in ragione della storia passata (che va recuperata con occhio critico), sia nella speranza della storia futura (nel lavorare a chiarire il senso della propria esperienza e perciò della propria testimonianza nel contesto italiano). Ciò nella convinzione del fatto che la chiesa non può vivere fuori dal contesto in cui è inserita pena la credibilità della sua testimonianza; pertanto intende sottolineare l’autonomia della propria azione e della propria autocomprensione rispetto ad analoghe e/o omologhe associazioni estere.

 

  1. (Il senso dell’autonomia) 

Tutte le chiese associate in questa comunione si riconoscono come fondate su Gesù Cristo loro unico Signore. Sulla base delle loro esperienze esse esprimono il convincimento che la più completa autonomia delle chiese locali, il comune riconoscimento dei ministeri, la reciproca consolazione e correzione dei credenti sono state e permangono la garanzia loro concessa dal Signore per la libertà dell’annuncio dell’Evangelo. Autonomia, però, non significa isolamento; perciò le chiese si riconoscono parte e partecipi della “chiesa universale” accordando questo riconoscimento a quanti fanno delle Scritture bibliche il loro unico punto di riferimento.

Esse vivendo l’Evangelo in questa realtà sono aperte e disponibili all’incontro con altre comunità che, sul medesimo fondamento di Gesù Cristo e della Sua Parola, vivono esperienze diverse; perciò affermano che l’unità dei credenti non va ricercata in uniformità esteriori o in rigidi schemi umani, ma manifestata nell’ubbidienza al monito apostolico contenuto in 1 Corinzi 14:40, ed espressa come volontà del comune Signore nella pluralità dei doni propri di ciascuna chiesa posti in comune al servizio reciproco.

Pertanto le chiese affermano in pieno accordo che dal loro reciproco riconoscimento emerge il potenziamento delle identità di ciascuna di esse, identità che si esprimono in modo autentico nel vivere insieme l’evangelizzazione, la testimonianza e la presenza nella società umana alla quale il Signore le manda.

 

  1. (Il senso delle strutture sovralocali) 

Ogni forma di struttura sovralocale deve avere caratteristiche di puro e semplice servizio sia che si tratti di affari amministrativi, sia che si tratti di questioni rappresentative o più strettamente pastorali. La comunione delle chiese trova nei Convegni Generali la più alta istanza di collegamento; in essi le chiese sono rappresentate pariteticamente. Il Convegno Generale è il solo momento in cui si possono discutere situazioni interecclesiali e interne alle chiese se le stesse ne fanno esplicita richiesta.

Le chiese che in sede di Convegno hanno manifestato dissenso non sono obbligate a conformarsi alle decisioni della maggioranza nel pieno rispetto dell’ecclesiologia congregazionalista; tuttavia esse debbono attenersi alle decisioni che il Convegno assumerà per tutto quanto concerne i rapporti con lo Stato nei confronti dei quali l’adesione alla CCPI è vincolante.

Le strutture sovralocali che costituiscono l’ossatura organizzativa della comunione delle chiese devono offrire la minor resistenza possibile all’azione di rinnovamento che il Signore Vivente esercita nelle singole chiese e tali da garantire sul piano umano il massimo di apertura, disponibilità e libertà nei confronti dell’attività riformatrice dello Spirito.

 

  1. (Il ministero cristiano) 

Le chiese associate riconoscono la validità dei ministeri in esse esercitati nonché i criteri di riconoscimento propri di ciascuna di esse e dichiarano di essere disposte ad avvalersi di tali ministeri nel loro seno; riconoscono inoltre la necessità della formazione ministeriale/diaconale intesa come preparazione al ministero ed aggiornamento teologico e dottrinale dello stesso. Pertanto si impegnano a sviluppare accanto alle iniziative di carattere organizzativo progetti di carattere formativo.

Si riconosce l’attualità dei carismi (detti anche “doni spirituali”) come possibilità operativa dello Spirito nelle chiese sia in senso ordinario che straordinario; essi sono funzioni dello Spirito perciò sono volti all’edificazione, alla consolazione e all’esortazione delle chiese. Ciò costituisce un criterio di discernimento e pertanto il loro esercizio è vincolato alle indicazioni delle Scritture. Il fatto che i carismi possano sorgere ed esprimersi con spontaneità non giustifica forme di emotività superficiale e disordinata e richiede corretta e permanente attenzione sia sul piano formativo che informativo.

Tra le varie espressioni ministeriali/diaconali non esiste alcun rapporto gerarchico essendo tutte suscitate dal medesimo Spirito e perciò complementari. Allo stesso modo l’esercizio del ministero non costituisce uno “status” diverso da quello proprio del sacerdozio universale dei credenti; non costituisce, cioè, una classe di persone che si distingua dagli altri credenti in virtù del suo servizio. Esso non si manifesta come titolo di distinzione, ma come strumento per stimolare la riflessione biblica e teologica e la vita cristiana delle chiese attraverso la predicazione della Parola di Dio, l’insegnamento cristiano e l’edificazione delle chiesa. La diversità con la quale il ministero viene esercitato non è da intendersi come divergenza, ma come varietà di modo in vista dell’unico fine e perciò come ricchezza. Così si prende atto del fatto che lo Spirito nella Sua azione non fa alcuna distinzione di sesso o di qualsivoglia altra natura e perciò non si limita l’accesso delle donne ad alcun tipo di impegno ministeriale/diaconale in linea con l’esperienza pentecostale delle origini.

In tale prospettiva le chiese sottolineano che l’aderenza al dettato biblico è vitale per esse, ma altrettanto decisivo è il modo con cui la Bibbia viene letta e compresa; a questo proposito si ritiene che l’atteggiamento migliore sia quello di ricercare un punto di equilibrio tra il fondamentalismo esasperato agganciato ad un duro e sterile letteralismo (peraltro estraneo alla spiritualità pentecostale) ed un’estrema intellettualizzazione che rischia di trasformare l’interpretazione della Bibbia in appannaggio di pochi specialisti. D’altra parte, non bisogna dimenticare che l’interpretazione biblica richiede spesso delle competenze specifiche proprie di taluni ministeri le quali opportunamente usate ed elementarizzate possono essere di notevole aiuto per le chiese.

 

  1. (Il senso delle norme statutarie) 

Le chiese fondatrici di quest’area comunionale nel redigere l’atto associativo si prefiggono solo di fissare indicazioni che la storia e l’azione dello Spirito in essa potranno, vorranno e dovranno verificare anche attraverso l’incontro e il dialogo con altri credenti, altre comunità, altre esperienze nella convinzione che una vera e propria identità sia raggiungibile solo nel confronto aperto e costruttivo con quanto il Signore avrà voluto fare nella vita di altri. Solo riconoscendo la ricchezza dell’azione di Dio e la pluralità delle esperienze che essa crea si potrà essere certi del fatto che anche le proprie esperienze sono frutto di quella stessa azione.

Le norme statutarie convenute vogliono, pertanto, costituire un incentivo a sviluppare forme di comunione che sanciscano legami ideali e fattivi con le altre chiese pentecostali verso le quali la CHIESA CRISTIANA PENTECOSTALE ITALIANA nutre rispetto e cordialità essendo disponibile alla comune progettazione di ambiti federativi fermo restando la propria specificità; nello stesso tempo vogliono costituire lo strumento per instaurare solidi e fraterni rapporti con tutte le altre chiese evangeliche nel rispetto reciproco dei percorsi e delle posizioni storico-ecclesiali.

 

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